Descrizione: La Sala de Conte di Luna, al piano nobile di Palazzo Roccabruna, è stata cornice di una cerimonia suggestiva: la torchiatura della Nosiola, un rito laico che rievoca l’ammostatura delle uve da cui nasce il Vino Santo. La tradizione vuole che la cerimonia abbia luogo nel corso della Settimana Santa e nella Valle dei laghi, la patria del passito trentino. Quest’anno, per sottolineare il ruolo dell’Enoteca provinciale del Trentino nell’ambito della vitienologia locale e per promuovere “Passito è passione” - la manifestazione che dal 16 al 19 aprile porterà il Vino Santo a Palazzo Roccabruna – il solenne evento ha avuto luogo fra le decorazioni araldiche e le creature mitologiche che ornano la Sala del Conte di Luna. Ha introdotto l’evento Mauro Leveghi, vice segretario generale della
Camera di Commercio di Trento. “È un grande onore per Palazzo Roccabruna, e un riconoscimento importante del ruolo svolto dall’Enoteca, poter ospitare una cerimonia che è fortemente radicata nelle tradizioni del nostro territorio.” Leveghi ha anche rivolto un pensiero di solidarietà alla Camera di commercio de L’Aquila in un momento così difficile, anche per le locali istituzioni, ricordando che l’Ente camerale abruzzese è stato partner negli scorsi anni di alcune iniziative di promozione congiunta di prodotti trentini e abruzzesi proprio nella sede di Palazzo Roccabruna. Il presidente camerale, Adriano Dalpez, sottolineando “l’atmosfera magica in cui si svolge la cerimonia, quasi a rievocare le origini rinascimentali del Vino Santo” ha portato il saluto dell’Ente e ha sottolineato lo sforzo della Camera di Trento nella valorizzazione di questo vino. Del ringraziamento di tutti i produttori per l’impegno con cui Camera e Provincia promuovono il Vino Santo trentino, si è fatto interprete Alessandro Poli, presidente dell’Associazione vignaioli del Vino Santo trentino. Infine introducendo il rito della spremitura, Enzo Merz, Gran Maestro del Capitolo della Confraternita della Vite e del Vino di Trento ha descritto le caratteristiche del passito trentino sottolineando come esso sia un frutto unico dell’alleanza fra il tempo, l’uomo e il territorio.
A questo punto il Gran Maestro ha dato ufficialmente inizio alla spremitura. Un antico torchio, riempito di uva appassita prelevata direttamente dai graticci, dove è rimasta per molti mesi, e manovrato a mano dai Confratelli, ha fatto sgorgare il dolcissimo mosto. Raccolto nei bicchieri, è stato degustato dai membri del Capitolo e da alcuni dei presenti. Alla cerimonia, che ha riscosso un notevole successo di pubblico, oltre a molte autorità cittadine, fra cui l’assessore comunale Lucia Maestri, erano presenti anche tutti i produttori di Trentino Doc Vino Santo